da il Secolo d’Italia del 19/03/2007
Non molti - eccetto gli appassionati e gli addetti ai lavori - ricorderanno il caso che portò alle dimissioni del cancelliere Willy Brandt nel 1974. Il cancelliere passato alla storia per aver inventato la Ostpolitik - la politica che tendeva a normalizzare i rapporti con la Repubblica Democratica Tedesca (DDR) e con gli altri paesi del blocco orientale iniziata a partire dall'inizio degli anni '60, che gli fruttò anche un nobel per la pace nel 1971 - dovette dimettersi quando nel suo entourage venne scoperta una spia della Stasi, i servizi segreti della Germania dell'Est: Günter Guillaume.Arrivando ai giorni nostri, o meglio alla fine degli anni '90, troviamo qui in Itala lo scandalo del famoso "dossier Mitrokhin", il dossier del funzionario del KGB che rifugiatosi in Inghilterra portò con sé molte "carte di lavoro", tra le quali molte riguardavano il nostro Paese. In quel faldone di carte che ancora fa parlare tanto una cosa era abbastanza evidente, anche se in molti casi ciò non costituiva più "notizia di interesse": tra le categorie più "gettonate" dai servizi (in questo caso si parla del KGB) che cercavano di infiltrarsi in Italia o di coltivare contatti, c'era quella dei funzionari, dei politici e dei giornalisti. Se riporto questi aneddoti che fanno parte delle tante vicende della Guerra Fredda non è ovviamente per attaccare qualcuna di queste categorie, né tantomeno per accertare delle verità che compete ad altri accertare. Più semplicemente, lo spunto di riflessione me lo ha dato la riforma dei servizi segreti che è stata approvata pochissimi giorni fa alla Camera.
