La situazione in Pakistan non sta volgendo per l verso giusto. Il presidente Perwez Musharraf non riesce a contenere la deriva islamista sul cui baratro il suo paese si trova. Da una parte ha i gruppi fondamentalisti che tendono a trascinare il paese verso una deriva di integralismo islamico, dall'altra la difficoltà del presidente di controllare i suoi servizi segreti, il famigerato ISI, che - dopo averli di fatto creati - da anni foraggiano i talebani afghani. Per mantenere il controllo potrebbe fare un ulteriore giro di vite e trasformare il suo regime in una dittatura, ma per far questo dovrebbe appoggiarsi a quei gruppi più radicali che, soprattutto al confine con l'Afghanistan nelle zone ad esempio di Quetta e Peshawar, ancora danno asilo ai talebani e ne assicurano la riorganizzazione; gruppi che per il loro appoggio pretenderebbero maggior possibilità di azione, spostando dunque il baricentro dello stato Pakistan verso una teocrazia islamica.
Ciò avrebbe varie ripercussioni, e tutte negative. Da una parte si metterebbe in forte imbarazzo il maggiore alleato occidentale del Pakistan, gli Usa, che si troverebbero un stato alleato meno amico e soprattutto armato dell'atomica; dall'altro ne risentirebbe l'operazione militare in Afghanistan, visto che in questo modo invece di tagliare i finanziamenti e aiuti dal Pakistan, si incentiverebbero.
Perché - come disse il generale Ahmad Shah Massud, assassinato il 9 settembre 2001 con un attentato kamikaze, uno dei maggiori leader Afghani che ha speso gli ultimi anni della sua vita a combattere il regime degli Studenti di Dio - per sconfiggere i talebani è sufficiente chiudere i confini con il Pakistan. È comprensibile forse, da un punto di vista di delicati equilibri internazionali, che "gli alleati" non possano accusare apertamente un loro "amico", ma non si può pretendere di vincere una guerra, che tale oramai è, se non si inizia a giocare a carte scoperte chiamando le cose con il loro nome. Il presidente pakistano non riesce più a far fronte alla situazione, lo stato di fatto è un mano ai servizi segreti, le correnti islamiste e filo qaediste stanno prendendo sempre più potere. Per questi motivi le pressioni su Musharraf sono forti, e l'attentato di oggi nella regione Peshawar, l'ennesimo attentato, lo dimostra. A tutto ciò si aggiunge la brutta figura avuta a causa delle violente - esagerate - reazioni in risposta alle proteste di Karachi, sorte in risposta alla rimozione del giudice della Corte Suprema Chaudry, tra i maggiori oppositori del regime pakistano che oggi è diventato una vera icona di questa "resistenza" trasversale. Il regime pare agli sgoccioli. Si deve prendere una posizione e lo si deve fare non singolarmente ma in accordo con tutte le forze Nato che partecipano alla missione in Afghanistan, e più in generale in accordo con tutta la comunità internazionale che ha oramai chiaro il rischio che rappresenta il terrorismo di stampo religioso. Altrimenti il rischio di una escalation in quell'area è quanto mai vicino, se non addirittura certo.
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