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Intelligence

L'intelligence è sempre stato il luogo dell'occulto e delle spie. La democrazia reclama invece trasparenza e libero accesso alle fonti. Come si legano assieme? Con l'avvento della società della comunicazione, molti di questi concetti sono cambiati. La democrazia, che era il "potere in pubblico", si è trasformata in "potere pubblico": il potere dell'opinione pubblica. Il nuovo intelligence tende sempre di più a gestire la relazione tra i protagonisti della comunicazione. Non è necessario sapere se possiamo capire.

Guerra tra spie, possibile guerra USA-Iran

La lotta al terrorismo che si sta portando avanti da 5 anni non è conclusa. La si può chiamare, a seconda delle ideologie o della dietrologia, conflitto bellico, guerra per il petrolio, missione umanitaria, invasione, progetto imperialista, liberazione, esportazione di democrazia, ma di fatto è una battaglia condotta - con mezzi tradizionali - contro un nemico che combatte su un piano che non contempla nemmeno per errore le convenzioni di Ginevra; un nemico talmente difficile da identificare che c'è ancora chi in "occidente" lo scambia per un partigiano che lotta per l'indipendenza del suo Paese.
La fase afgana e quella irachena sono capitoli di questa "guerra mondiale al terrorismo", che in realtà nasconde un moto costituente, una rivoluzione geopolitica. Chiara la prima, quella afgana, portata ad uno stato che non ha mai negato simpatie per lo Sceicco responsabile dell'11 settembre e il suo movimento, Al Qaeda. Meno chiara - apparentemente - è la fase irachena, condotta contro uno Stato governato sì da una tirannia, ma laica (si pensi che il vice di Saddam, Tariq Aziz era cristiano presbiteriano), che per questo motivo difficilmente poteva - al tempo - avere contatti con Al Qaeda. E inoltre su ragioni ufficiali traballanti sorrette dalla presunta presenza di armi di distruzione di massa, di fatto mai trovate. Altra cosa è la situazione attuale: è pacificamente riconosciuto che anche in Iraq oggi ci sia una infiltrazione di stampo qaedista; e oggi infatti pare aver senso continuare a combattere anche lì il terrorismo di matrice fondamentalista. Ma in realtà le motivazioni per questa azione in Iraq, meno note all'opinione pubblica che oramai punta tutto sul petrolio, c'erano, ci sono, e sono di tipo geopolitico: liberare l'Iraq (perché è vero e va ricordato che Saddam era un oppressore del "suo" composito popolo) avrebbe permesso di prendere - momentaneamente - il controllo di uno Stato messo al centro di un'area potenzialmente rischiosa per l'America, e ovviamente anche per l'Europa. Read more

L’Intelligence che verrà, luci ed ombre

da il Secolo d’Italia del 09/02/2007

Salvato il disegno del COPACO: il governo ha pensato bene di non far fare marcia indietro alla riforma, ma di fare qualche passo indietro lui. Ha rinunciato ad alcuni emendamenti permettendo una sintesi diplomatica delle controversie che erano sorte a seguito delle notazioni presentate con i vari emendamenti; dall'altra parte il presidente della commissione affari costituzionale Violante è stato capace di difendere un progetto di legge nel quale anche lui credeva e al quale ha dato fiducia e sostegno da subito facilitando il clima bipartisan con il quale questo ddl approda alla camera in questi giorni. Il controverso ministero per la sicurezza non è stato cancellato come si voleva, ma è stato ammorbidita la previsione iniziale: non più solo il ministero come referente dei servizi, né solo un sottosegretario con delega: il premier potrà scegliere se tenere la delega o concederla ad un sottosegretario (come accade oggi), ovvero delegare un ministro senza portafoglio come prevedeva la bozza COPACO. Di fatto ora la scelta sarà rimessa alla sensibilità di chi governa, che potrà quindi avere più scelte a propria disposizione.
Ciò è in effetti vantaggioso poiché non permetterà a nessuna forza politica governante di "subire" una impostazione nella gestione dei servizi, avendo una certa libertà di impostare la gestione politica dell'intelligence. Personalmente chi scrive - come ha già avuto modo di dire - era a favore dell'accentramento sia dei servizi in un unico servizio, sia della gestione politica in un referente autorevole e di "rango" ministeriale; tuttavia se simili "compromessi" (nell'accezione positiva del termine) permettono una riforma condivisa, e - soprattutto - permettono una riforma, allora va bene così. Il COPACO resta, nel ddl, di 10 elementi. Read more

Intelligence e riforme

Sono anni che si attende una riforma organica dei servizi. È dal 1995 che un decreto del governo Dini ha bloccato le assunzioni dirette, ma è da ancora prima che la struttura della nostra intelligence è diventata obsoleta: dal 1989, da quando - caduto il Muro - la guerra fredda è in pratica finita. Fino a quel momento l'Italia era usata come scacchiera di questo conflitto silente su cui giocava da una parte l'USA e dall'altra l'URSS (per farla davvero semplice); era vista come linea immaginaria di confine tra le due superpotenze, ipotetica cinquantunesima stella americana o ipotetico stato frontiera dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. In questo contesto avere un servizio che si occupasse di fare spionaggio (all'estero) e uno che si occupasse di fare controspionaggio (sul nostro suolo), con compiti praticamente divisi, aveva la sua logica. Il nemico era evidente ed identificato, tracciabili suoi movimenti e rintracciabili i suoi "agenti". Sempre che si lavorasse bene, s'intende.Ma da allora di cose ne sono cambiate molte. Già dall'inizio degli anni novanta con l'attentato al World Trade Center si è iniziato a profilare un pericolo che però si è sottovalutato fino al più famoso attentato del 11 settembre 2001: il pericolo del terrorismo di matrice islamica. Basti pensare infatti che all'inizio del 2001 un rapporto della CIA collocava, per gli anni avvenire, il pericolo terroristico integralista al quinto posto. Quello che emerge dagli eventi degli ultimi anni è un conflitto che è stato chiamato "asimmetrico". Un conflitto dove non ci sono più due parti ben definite e in aperto conflitto tra di loro, ma c'e' da un parte una organizzazione nascosta e ramificata che si mescola tra la gente, financo a creare l'equivoco che tutti gli islamici siano terroristi, e dall'altra non uno Stato singolo, ma l'insieme di quegli Stati che sono accomunati - a grandi linee - da un modo di vedere e concepire lo Stato e il mondo, almeno sotto un punto di vista economico; insieme di Stati che viene chiamato, forse con qualche forzatura, "occidente". In questo nuovo contesto, una intelligence come quella italiana è oramai sorpassata. Non è una cosa nuova, intendiamoci.  Read more

Se Musharraf perde il controllo

La situazione in Pakistan non sta volgendo per l verso giusto. Il presidente Perwez Musharraf non riesce a contenere la deriva islamista sul cui baratro il suo paese si trova. Da una parte ha i gruppi fondamentalisti che tendono a trascinare il paese verso una deriva di integralismo islamico, dall'altra la difficoltà del presidente di controllare i suoi servizi segreti, il famigerato ISI, che - dopo averli di fatto creati - da anni foraggiano i talebani afghani. Per mantenere il controllo potrebbe fare un ulteriore giro di vite e trasformare il suo regime in una dittatura, ma per far questo dovrebbe appoggiarsi a quei gruppi più radicali che, soprattutto al confine con l'Afghanistan nelle zone ad esempio di Quetta e Peshawar, ancora danno asilo ai talebani e ne assicurano la riorganizzazione; gruppi che per il loro appoggio pretenderebbero maggior possibilità di azione, spostando dunque il baricentro dello stato Pakistan verso una teocrazia islamica.
Ciò avrebbe varie ripercussioni, e tutte negative. Da una parte si metterebbe in forte imbarazzo il maggiore alleato occidentale del Pakistan, gli Usa, che si troverebbero un stato alleato meno amico e soprattutto armato dell'atomica; dall'altro ne risentirebbe l'operazione militare in Afghanistan, visto che in questo modo invece di tagliare i finanziamenti e aiuti dal Pakistan, si incentiverebbero. Read more

Riforma del Servizi: troppi giri di vite minano la sicurezza

da il Secolo d’Italia del 19/03/2007
Non molti - eccetto gli appassionati e gli addetti ai lavori - ricorderanno il caso che portò alle dimissioni del cancelliere Willy Brandt nel 1974. Il cancelliere passato alla storia per aver inventato la Ostpolitik - la politica che tendeva a normalizzare i rapporti con la Repubblica Democratica Tedesca (DDR) e con gli altri paesi del blocco orientale iniziata a partire dall'inizio degli anni '60, che gli fruttò anche un nobel per la pace nel 1971 - dovette dimettersi quando nel suo entourage venne scoperta una spia della Stasi, i servizi segreti della Germania dell'Est: Günter Guillaume.Arrivando ai giorni nostri, o meglio alla fine degli anni '90, troviamo qui in Itala lo scandalo del famoso "dossier Mitrokhin", il dossier del funzionario del KGB che rifugiatosi in Inghilterra portò con sé molte "carte di lavoro", tra le quali molte riguardavano il nostro Paese. In quel faldone di carte che ancora fa parlare tanto una cosa era abbastanza evidente, anche se in molti casi ciò non costituiva più "notizia di interesse": tra le categorie più "gettonate" dai servizi (in questo caso si parla del KGB) che cercavano di infiltrarsi in Italia o di coltivare contatti, c'era quella dei funzionari, dei politici e dei giornalisti. Se riporto questi aneddoti che fanno parte delle tante vicende della Guerra Fredda non è ovviamente per attaccare qualcuna di queste categorie, né tantomeno per accertare delle verità che compete ad altri accertare. Più semplicemente, lo spunto di riflessione me lo ha dato la riforma dei servizi segreti che è stata approvata pochissimi giorni fa alla Camera.

Riforma dei Servizi, marcia indietro del Governo

dal Secolo d’Italia del 26/01/2007

Una delle novità del pdl uscito dal COPACO è (era) la previsione di un ministero ad hoc sulla sicurezza. Non si trattava di una cosa particolarmente dispendiosa, poiché non si prevedeva un nuovo ministero con portafoglio, ma un semplice ministero senza portafoglio, insomma... come uno di quelli che servono per dare poltrone agli amici degli amici. Solo che in questo caso non sarebbe stato un ministero per "qualcuno", ma un ulteriore dicastero che sarebbe servito, e ancora servirebbe, per coordinare le politiche di sicurezza del nostro Paese. Si sarà notato che ho usato i tempi al passato, questo perché pare che il governo con i suoi 60 emendamenti (che verranno discussi a breve in commissione affari costituzionali) abbia fatto piazza pulita di questa nuova idea. Il perché però non è chiaro. La nostra intelligence, come tutti sanno, oggi è divisa in 2 rami (Sisde e Sismi) che vengono coordinati, o dovrebbero, dal Cesis. Tutti i 2 servizi (tre, se si vuole considerare anche il Cesis come servizio) fanno ovviamente riferimento e dipendono dalla presidenza del consiglio dei ministri dove, attualmente, il presidente del consiglio - o più spesso un sottosegretario con delega - ha il compito di "capeggiarli". Ma i direttori dei servizi hanno come interlocutore politico anche i ministri di difesa e interni: il primo per il Sismi (servizio per la difesa militare) e il secondo per il Sisde (servizio per la tutela democratica). Questa divisione, ma non solo, di riferimenti ha da sempre facilitato la non comunicabilità dei 2 servizi, che avrebbero in teoria terreni diversi di gioco. Read more

La missione è cambiata, i Talebani non giocano

da il Secolo d’Italia del 27/03/2007

Lo stanno dicendo da un po' di tempo e con preoccupazione crescente molti celebri analisti italiani, ma anche stranieri: in Afghanistan i nostri uomini stanno rischiando, il pericolo sta crescendo e la nostra capacità difensiva si fa ogni giorno meno efficiente, con il rischio che si potrebbe non essere preparati ad un attacco.

Il problema parte, prima che da considerazioni o polemiche politiche, da considerazioni di carattere tecnico. La missione afghana, prevista a suo tempo da una risoluzione delle Nazioni Unite, è iniziata come la tipica missione di peace-keeping che ha visto la richiesta dei nostri militari per mantenere una situazione di calma in un teatro precedentemente scenario di una azione bellica alleata, mirata a smantellare il regime dei talebani. Il nostro compito, che per altro sappiamo fare molto bene e ogni tanto andrebbe riconosciuto ai nostri ragazzi, è (era) principalmente dunque quello non di combattere ma di sostenere la ricostruzione del Paese attraverso non solo una mera ricostruzione infrastrutturale, ma provvedendo anche a ricostruire gli apparati statali come polizia, esercito, insegnanti, giuristi e provvedendo anche alla riconversione dei campi di oppio. E a tale scopo furono stilate le regole di ingaggio (ROE). Si parla quindi del 2002, ai tempi del secondo governo Berlusconi. Oggi, con la diversa maggioranza del Presidente del Consiglio Prodi, ci si trova al rifinanziamento della missione. Non entro nella diatriba politica tra maggioranza e opposizione o tra minoranza della maggioranza e maggioranza della medesima, perché come detto non è questo un argomento che deve interessare l'analisi tecnico-strategica. Read more

Intelligence e Democrazia

Pubblicato su MondOperaio, numero 4-5 Luglio-Ottobre 2007


Il filosofo e grammatico Bernardo di Chartres vide la prima  globalizzazione, l'espansione dello sfondo in cui quotidianamente si vive, l'avvento della complessità, il passaggio dell'uomo dalla sua enormità alla sua infinita minuzia.

 

Vide i nostri corpi piccoli, ristretti e rimpiccioliti di fronte alla loro storia. I giganti che diventavano nani E lo disse: "Noi siamo nani issati sulle spalle dei giganti.

Così, vediamo prima e più lontano. E non già perché la nostra vista sia più acuta, o la nostra statura più alta, bensì perché essi ci sostengono a mezz'aria e ci innalzano di tutta la loro gigantesca altezza"[1] .  

 

Siamo grandi nella piccolezza e piccoli nella grandezza. È solo una questione di sfondo, di contesto. Bernardo morì tra il 1124 e il 1130, nemmeno agli albori della modernità. Come cancelliere della Scuola di Chartres, il più vivo centro culturale del XII secolo, Bernardo poté sviluppare l'intuito e la sensibilità che gli permise di avvertire la dimensione del nuovo.

Naturalmente lo si può dire anche in altri modi. Qualche anno fa...

...qualche anno fa, negli interstizi del dibattito scientifico di ordine sociologico e politologico...

...qualche anno fa, anche sulla scia della moda che ha accompagnato il successo e la notorietà di Hannah Arendt...

...qualche hanno fa è stato affrontato un tema non ancora sufficientemente traslato dalla teoria alla prassi della politica.

Si tratta della collocazione che Jurgen Habermas ha proposto per il pensiero di Hannah Arendt. L'opera di commiato dell'autrice - Vita Activa - sarebbe per Habermas "l'architesto della teoria dell'agire comunicativo, al quale va attribuito il merito di aver riscattato l'agire politico da una troppo salda connessione con l'agire strumentale"[2].

L'architesto, cioè il testo archetipico, il primo testo, le origini dell'agire comunicativo.

Sarà vero?

Prospettive dell'Intelligence nel XXI secolo

La sera del 31 ottobre scorso, da Washington, un lancio dell'agenzia Reuters mette in subbuglio la comunità internazionale dell'Intelligence: John Dimitri Negroponte, all'epoca 'Director of National Intelligence' (conosciuto con il soprannome mediatico di "Zar"), aveva appena annunciato al mondo l'esistenza di "Intellipedia", nuovo sistema di collegamento e condivisione delle notizie fra i 16 diversi Organismi che, negli USA, sovrintendono al mondo delle informazioni e della Sicurezza. Una novità destinata a lasciare il segno. Dopo l'11 settembre è, infatti, emerso che il Governo americano era in possesso di molte notizie sulla preparazione dell'attentato, ma le stesse erano frammentate negli archivi delle varie Agenzie e nessuno aveva uno "sguardo d'insieme". La necessità di prevedere un valido strumento di gestione e coordinazione delle informazioni aveva, quindi, indotto la CIA a predisporre, all'inizio del 2006, uno strumento specifico, ispirato all'enciclopedia libera "Wikipedia", semplice e già rodato, eppure straordinariamente efficace: "Intellipedia". Questa novità segna l'avvio di una nuova fase: il passaggio dall'Intelligence dell' informazione all'Intelligence della comunicazione. E' di pochi giorni fa la notizia ufficiale che la Cia, la più nota agenzia di intelligence americana, ha sviluppato una propria enciclopedia on line. Lo scopo è far sì che tutte le agenzie che sui vari fronti si occupano di intelligence, possano consultare e condividere in maniera celere le informazioni. Questo esperimento prende il nome di Intellipedia e, come il nome stesso fa venire in mente, è una versione "segreta" della più celebre sorella maggiore Wikipedia, notissima enciclopedia on line inventata 4 anni or sono. L'accesso è ovviamente riservato agli "utenti" dell'intelligence, persone che hanno accesso a informazioni qualificate, e quindi non sarà possibile l'accesso, tramite rete, ai semplici civili.

Le origini dei servizi segreti russi: la Ceka

La Ceka, lontana antenata del Kgb e dunque degli attuali servizi di intelligence della Russia, fu costituita il 20 dicembre del 1917. Nei programmi originari essa era stata concepita come un istituto provvisorio e di certo Lenin non avrebbe mai immaginato che si sarebbe trasformata in breve tempo nella più grande polizia politica e nel massimo servizio segreto del mondo. Anche se prima della rivoluzione bolscevica dell’ottobre 1917, Lenin non aveva ritenuto di primaria importanza l’utilizzo di una polizia politica e al tempo stesso di un servizio di spionaggio, i bolscevichi stessi erano fermamente convinti di aver dato avvio ad uno straordinario movimento rivoluzionario capace di travolgere il capitalismo in ogni angolo del pianeta e nel nuovo assetto postrivoluzionario non avrebbero trovato posto i rappresentanti della diplomazia tradizionale e tanto meno le spie. Lev Trotzkij, infatti, appena fu nominato Commissario del Popolo per gli Affari Esteri dichiarò tra le altre cose: :”Abolire la diplomazia occulta è condizione essenziale per una politica estera onorevole, popolare e veramente democratica”.