La Strage di Piazza Fontana – Il primo “mostro” sociale costruito.
La strage di piazza fontana ha rappresentato nella storia della politica italiana uno dei momenti fondamentali dell’avvento del potere della comunicazione, in cui, con la nota strategia della tensione, si è cercato di indirizzare gli elettorati verso una verità precodificata, per la realizzazione a posteriori della realtà desiderata.
In altri termini, la strategia della tensione, che a Piazza Fontana ha avuto il suo più emblematico evento, mirava a costruire uno stato di disagio nazionale in modo da orientare gli elettorati verso un voto conservatore. Da allora in poi la strategia è evoluta ma non è scomparsa e si è trasferita ad altri “mostri” sociali costruiti, come ad esempio gli immigrati, i rom, fino ai casi criminologici rappresentati in televisione. L’ultimo effetto della strategia della tensione inaugurata a Piazza Fontana è il caso avvenuto qualche giorno fa a Torino. E’ bastata la bugia di una bambina protagonista per scatenare l’ira mediaticamente indotta dalla comunicazione, contro innocenti baraccopoli di rom e immigrati.
Questa tecnica di costruzione del mostro, inaugurata a Piazza Fontana non è solo pericolosa perché orienta i comportamenti dei cittadini, ma principalmente perché mette in ombra i rischi sociali reali: costruendo una verità voluta contro una realtà vissuta si nascondono i problemi insorgenti. Ad esempio in questa fase storica, ponendo enfasi sulla crisi si nasconde l’insorgenza di nuove organizzazioni terroristiche, che proprio lo stress sociale prodotto dalla manovra economica dei governi determina. E’ possibile infatti che con l’estensione delle fasce del disagio, le organizzazioni terroristiche endogene trovino la linfa per riemergere e produrre nei prossimi mesi un attentato terroristico che le ponga al centro della comunicazione politica nazionale.
Ricordare la strage di Piazza Fontana oggi significa riaccendere l’attenzione sulla violenza politica nazionale apparentemente spenta.
Alessandro Ceci
Politologo
Cosa cambia con la morte di Gheddafi
Comunicato Stampa del GUN Group Analysis
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Gheddafi è morto. O forse no.Come il leader di al Qaeda, Osama Bin Laden, anche per il tiranno libico viene mostrato il volto ma non il corpo. Attenta alla nuova politica della comunicazione lo staff egemone USA vuole evitare la santificazione tramite martirio del leader ologrammatico tanto cara alle teologie islamiche. È questo il segno di una complessiva ritrovata lucidità di una strategia politica internazionale che vuole eliminare ogni supremazia ma non rinuncia ad affermare la egemonia occidentale. |







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