XIV international summer school on religions in Europe
14ª International Summer School on Religions in Europe
A cura di Arnaldo Nesti, Andrea Spini, Enzo Segre Malagoli, Pino Lucà Trombetta
Il termine globalizzazione evoca l’idea di una sfida decisiva per le nostre economie, di un pericolo per l’integrità della cultura e dei valori. Sia che si ritenga che essa porti all’omogeneizzazione e alla “mcdonaldizzazione” del mondo, sia che, all’opposto, si ritenga che essa accentui le differenze e i conflitti, “globalizzazione” è diventato, nel senso comune e in molta letteratura, sinonimo della Babele contemporanea: della confusione dei linguaggi che ha messo in crisi consolidati equilibri materiali e simbolici.
Eravamo abituati a concepire le identità come strutture relativamente solide, in grado di reprimere ciò che le contraddiceva e di imporre un ordine gerarchico; a rapportarci con un’immagine di noi stessi duratura, cui corrispondeva una relativa stabilità degli assetti sociali e dei ruoli personali. Tutto ciò appare minacciato dalla comunicazione globale, supportata dai nuovi media, che ci immerge in una simultaneità di mondi paralleli, reali e simulati, nei quali sempre più esprimiamo aspetti importanti della vita, a volte in contraddizione fra loro. All’identità tradizionale, se ne sostituiscono quindi altre, più morbide, flessibili e meticcie, costruite in un ambiente sociale caratterizzato, anch’esso, da mutamenti accelerati, nel quale tutto sembra intercambiabile e relativo. Di fronte a tutto ciò è facile indulgere a prospettive che, esaltando gli inevitabili elementi di dispersione e disagio, annunciano calamità imminenti, siano esse economiche, ambientali, morali o religiose.
E tuttavia, la sfida che la globalizzazione ci pone è di non accontentarci di tracciare la cartografia della dispersione e di trovare un senso all’interno del pluralismo, di stabilire mitologie fondanti nel relativismo dei valori, di inventare identità personali e collettive, in grado di fornire energie ideali. Identità che non siano il ripristino, impossibile e pericoloso, delle rigidità precedenti né la semplice accettazione anomica del pluralismo. Si potrebbe anche dire che la definizione della condizione attuale come una “Babele” insensata corrisponda alla difficoltà di compiere il salto epistemologico, di trovare la giusta angolatura che permetta di leggerla in positivo. Da questo punto di vista le visioni catastrofiche appaiono più come interessanti oggetti d’analisi genealogica, che strumenti utili per comprendere la contemporaneità.
La Summer School 2007 affronta questi temi ponendo al centro la questione delle identità: siano esse religiose in senso tradizionale oppure riferite, più genericamente, alla dimensione spirituale e simbolica. Nel far ciò, presta attenzione al ruolo dei nuovi media (computer, internet, tecnologie digitali) nel mettere in crisi i tradizionali assetti e nel porre le basi tecnologiche e comunicative su cui costruirne di nuovi. Lascia invece sullo sfondo i temi dell’economia, della politica e dei rapporti di potere internazionali, pur decisivi nel definire gli equilibri emergenti. Vuole quindi essere un’occasione di riflessione sul disagio contemporaneo, ma anche sulle strategie di integrazione di senso rese possibili dagli stessi fattori che ne sono all’origine.
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