È ormai certo che la situazione sociale è l’alveo più produttivo per la nascita, la diffusione e la riattivazione di strutture terroristiche nuove o tradizionali. In concomitanza di momenti critici sul piano economico, quando le tensioni sindacali sono più tese, o quando la difficoltà individuale di risolvere il disagio economico personale le organizzazioni terroristiche si rafforzano e ricompaiono sul proscenio della politica nazionale e/o internazionale.
È quanto sta accadendo in Italia in questo periodo, con le forze dell’ordine che contrastano continuamente il tentativi di ripristinare l’organizzazione comunista combattente delle Brigate Rosse. L’ultimo caso è accaduto a Milano, con l’arresto di Manolo Morlacchi è il figlio dell'ex brigatista Pierino Morlacchi, e Costantino Virgilio, due brigatisti in pectore, dediti alla propaganda armata e al reclutamento di personale disponibile.
“È un situazione tipica di gruppi rivoluzionari che hanno perduto una leadership politica – affermano gli analisti del Ce.A.S. – Centro Alti Studi per la
lotta contro la violenza politica e il terrorismo -, sebbene in una avanzata fase di organizzazione militante, vista la disponibilità di armi. Le nuove Brigate Rosse hanno acquisito elementi di criptazione dei documenti che non sono di uso comune e non sono facilmente gestibili sul piano informatico. Questo significa che i brigatisti arrestati avevano acquisito i contenuti propri dei principi della steganografia in un luogo di apposito addestramento. Il deficit non è dunque dell’organizzazione, ma è un deficit di leadership politica”.
Gli investigatori italiani, tuttavia, hanno sviluppato una competenza molto sofisticata nella identificazione dei momenti e dei connotati della riorganizzazione terroristica interna. Ciò è dovuto ad anni di dolorosa pressione, che ha fatto dell’antiterrorismo italiano, un reparto molto professionalizzato che è il fiore all’occhiello delle forze di polizia italiana.
Gli analisti Ce.A.S. mettono in guardia gli osservatori del settore. “Non bisogna scindere la riorganizzazione delle BR dal contesto internazionale e specificamente da quello Europeo. Da un lato è risorto il terrorismo rivendicazionista con gli ultimi attentati dei Baschi in Spagna e le nuove frontiere della New IRA in Irlanda, da sempre collegati alla organizzazione terroristica italiana. Dall’altro, l’ampia area anarco-insurrezionalista, storicamente scissa dalla attività di reclutamento e organizzazione delle BR, questa volta sembra uno dei canali conduttori del sistema delle relazioni europee del terrore.”.
Ma gli analisti del Ce.A.S. affrontano anche la questione tecnica della organizzazione del gruppo eversivo. “Il fatto che ci fosse l’esigenza di costruire un manuale per il miglior comportamento rivoluzionario, un codice di condotta per militanti indefiniti, fa pensare ad una organizzazione reticolare e parzialmente spontanea simile ad Al Qaeda, che si rivolge a cellule che non partecipano più all’ordine rigido delle colonne armate, ma che sono in grado di agire autonomamente e anche automaticamente sulla base di istruzioni per l’uso auto divulgato. Il fatto che non si scelga internet per non essere tracciati in rete, mostra una certa consapevolezza tattica, per evitare in controlli delle forze dell’ordine”
Sullo sfondo resta una crisi economica che costituisce il fattore più importante di attrazione rivoluzionaria dei possibili simpatizzanti, “una crisi – dice il senatore Calvi, presidente del Ce.A.S. – che è il presupposto della crescita dei movimenti rivoluzionari, vista anche la continuità degli arrestati e la pressione di contrasto della polizia”.
