Simmetrie della sicurezza:
Metodologie di analisi al crimine transnazionale: lo scenario Adriatico
2° Giornata
A conclusione del Corso di Criminologia promosso nell'ambito delle attività del Progetto Nuovo Programma di Prossimità Adriatico Interreg Cards-Phare dal titolo: "Lotta alla criminalità e miglioramento della sicurezza. Strategie di contrasto nei traffici internazionali del crimine organizzato nei giorni 12 e 13 giugno 2008 con l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, con il patrocinio del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati
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Simmetrie della sicurezza:
Metodologie di analisi al crimine transnazionale: lo scenario Adriatico
1° Giornata
A conclusione del Corso di Criminologia promosso nell'ambito delle attività del Progetto Nuovo Programma di Prossimità Adriatico Interreg Cards-Phare dal titolo: "Lotta alla criminalità e miglioramento della sicurezza. Strategie di contrasto nei traffici internazionali del crimine organizzato nei giorni 12 e 13 giugno 2008 con l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, con il patrocinio del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati
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Quaderni Radicali: «Esigenza di sicurezza e tutela delle libertà individuali»
(II giornata, I sessione)
Roma, 5 dicembre 2002 - La seconda giornata del convegno promosso dalla rivista «Quaderni Radicali» inizia con una sessione dedicata alle «Esigenze della sicurezza istituzionale». Intervengono: Carlo Mosca, capo del Legislativo del Ministero dell'Interno, Maurizio Calvi, presidente Ce.A.S., Vittorio Mele, procuratore generale onorario Corte di Cassazione, Francesco Sidoti, presidente del Corso di laurea in Scienze dell'Investigazione, Università dell'Aquila, Maurizio Navarra, vicepresidente «New Strategy», Mario Maccono, docente Link Campus Malta e ufficiale degli Alpini in congedo, Luciano D'Emmanuele, procuratore della Repubblica di Paola, Marco Strano, Polizia della Comunicazione. Modera: Giuseppe Rippa, direttore di «Quaderni Radicali».
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Ceas: Nuove forme di terrorismo ed intelligence nel XXI secolo
(III giornata, I sessione)
Priverno (Latina), 17 maggio 2002 - Documento audiovideo completo della prima sessione della terza giornata del convegno dal titolo: "Nuove forme di terrorismo ed intelligence nel XXI secolo ", organizzato dal Ceas (Centro Alti Studi per la lotta al terrorismo e alla violenza politica). Tema della sessione: "La macchina uomo. Intelligence e terrorismo".
Sono intervenuti tra gli altri, Enzo Bianco, presidente del Comitato parlamentare per i Servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato, Bruce Berkowitz, del Rand, Michael Herman, Università di Oxford, Eli Karmon, Istituto internazionale per l'antiterrrorismo, Umberto Rapetto, Comandante del GAT.
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Ceas: Nuove forme di terrorismo ed intelligence nel XXI secolo
(III giornata, II sessione)
Priverno (Latina), 17 maggio 2002 - Documento audiovideo completo della seconda sessione della terza giornata del convegno dal titolo: "Nuove forme di terrorismo ed intelligence nel XXI secolo ", organizzato dal Ceas (Centro Alti Studi per la lotta al terrorismo e alla violenza politica). Tema della sessione: "La macchina uomo. Intelligence e terrorismo".
Sono intervenuti tra gli altri, Giancarlo Caselli, Rappresentante Italiano Eurojust, Mario Scaramella, Segretario Generale del Programma Intergovernativo per la sicurezza ambientale, Giampaolo Ganzer, Comandante del ROS, Martin Libicki, della Rand e Mokhtar Reguieg, Ambasciatore algerino.
Particolarmente rilevante è stato l'intervento del rappresentante italiano Eurojust, Giancarlo Caselli, il quale si è soffermato sul lavoro svolto in ambito europeo per la collaborazione transnazionale di lotta alla criminalità e al terrorismo.
Il crimine avanza più velocemente della giustizia
Secondo Caselli il crimine organizzato "è pienamente inserito e sa sfruttare fino in fondo le opportunità dell'apparato tecnologico, mentre l'apparato di contrasto è ancora troppo fermo".
"Vecchie e nuove mafie hanno saputo sfruttare in maniera molto facile e con costi ridottissimi, proprio perché manca la collaborazione intergovernativa" ha spiegato l'ex Procuratore Capo di Palermo.
Caselli ha evidenziato che il fronte di indagine sul piano internazionale, oggi, è quasi impossibile, in quanto ciascuno Stato indagherebbe su ciò che riguarda il proprio territorio, senza comunicare con gli altri sui quali "si snoda la completa filiera del traffico, con il fatto che quel segmento rischia di non essere decifrato e con la consapevolezza che non si riuscirà mai a colpire i gangli dell'organizzazione stessa, con la certezza di farla franca a fronte di costi ridottissimo".
Le iniziative dell'Unione Europea
Il rappresentante italiano di Eurojust ha poi spiegato i passi avanti che l'Unione Europea sta compiendo per far fronte a questa "sfida alle frontiere della criminalità".
"Occorre dialogo e intesa tra gli stati e fra li stati e le istituzioni comunitarie, non è più sostenibile l'autarchia nelle scelte di politica criminale" ha affermato Caselli, e ha aggiunto che sarebbero necessari rapporti di assistenza tra gli Stati, sostenendo che è il principio di affidamento che deve prevalere "non quello di indifferenza, meno che mai quello di ostilità".
Eurojust
Caselli ha poi spiegato cos'è Eurojust e quali sono i suoi scopi: "Eurojust sarà composta da 15 magistrati europei che collaborano con le stesse funzioni della nostra procura antimafia - ha affermato - ma ha soltanto funzioni di collaborazione di impulso e non di indagine, il suo valore aggiunto riguarda la facilitazione nei tempi e nei modi d'indagine dei magistrati degli stati membri".
L'ex Procuratore Capo ha poi riportato degli esempi di collaborazione internazionale per questioni criminogene, in particolare tra Spagna e Italia, sostenendo la validità di questi embrioni di intelligence internazionali, augurandosi, in conclusione, che la strada intrapresa sul fronte della giustizia transnazionale prosegua nella prospettiva di una concreta collaborazione.
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Ceas: Nuove forme di terrorismo ed intelligence nel XXI secolo
(giornata conclusiva)
Il convegno del Ceas si chiude con un assunto di base che dovrà supportare tutto il lavoro di intelligence del futuro: La ripresa del terrorismo in Italia va letta nel quadro del terrorismo internazionale.
Priverno (Latina), 18 maggio 2002 - Il convegno dal titolo: "Nuove forme di terrorismo ed intelligence nel XXI secolo ", organizzato dal Ceas (Centro Alti Studi per la lotta al terrorismo e alla violenza politica) si conclude con la discussione sul tema: "Osservatorio sul terrorismo e la violenza politica in Italia”.
Sono intervenuti tra gli altri, Riccardo Pedrizzi, presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato, Guido Papalia, procuratore della Repubblica di Verona, Ferdinando Imposimato, magistrato.
No alle dietrologie
“Stare lontani dalle dietrologie non vuol dire non valutare tutti gli scenari possibili, anche quelli più allarmanti”. A dirlo è Ferdinando Imposimato, magistrato con una lunga esperienza di indagini condotte sul terrorismo in Italia, che invita a riflettere sulla possibile esistenza “di rapporti tra Brigate Rosse e terrorismo islamico”, tra cui “c’è una concreta possibilità di alleanza”.
Br e terrorismo islamico
Imposimato motiva la sua affermazione riportando alcuni episodi che confermerebbero tale convergenza. Nel nostro paese i terroristi islamici hanno compiuto numerose azioni negli ultimi 30 anni. . “Si parte dal 1973, quando a Fiumicino un commando di terroristi assalta un aereo della Pan Am e uccide 30 cittadini americani, alcuni dei quali erano di origine ebrea”.
Le armi di Senzani
Molti altri episodi meno clamorosi vengono ignorati, ma “a partire da certa una data c’è una vera e propria sinergia tra Br e gruppi armati mediorientali”. In particolare “dal 1978 le Br e Prima Linea e altri gruppi di estrema sinistra si riforniscono di armi, missili e bazooka dalle organizzazioni islamiche, per cui tutte le armi dal 1978 fino al 1982, anno della ritirata strategica, venivano tutte dal Medio Oriente”.
“Esplosivi e missili che dovevano essere usati contro il Ministero di Giustizia e contro la sede Dc nel 1981 da parte di Giovanni Senzani furono acquisiti dalle Br, ma non furono usati”. Questo perché “arrestammo Giovanni Senzani, che non sapeva usare i missili, e mandò in Francia esponenti per trovare qualcuno che sapesse come usarli”. L’attentato non fu portato a termine perché in quel lasso di tempo Senzani fu arrestato.
Beirut 1983: esordio di bin Laden
Il giudice Imposimato ribadisce quindi che c’è estremo bisogno di “rivolgere lo sguardo indietro per capire l’oggi”. Nel 1983 ad esempio, “bin Laden ha da poco ammesso che c’era il suo zampino nell’attentato di Beirut in cui morirono oltre 100 americani”.
E sempre nell’ottica di una sinergia tra Br e gruppi islamici che va letta l’uccisione del 15 febbraio 1984 di “Leamon Hunt, responsabile Nato della forza multinazionale del Sinai. Questo fatto fu rivendicato da Br e da un organizzazione libanese che è rimasta sconosciuta per anni ma che oggi abbiamo scoperto essere legata a bin Laden”.
Ancora nel “1984, un commando suicida aveva deciso di fare un attentato all’Ambasciata Usa di Roma, fu sventato grazie ad un’informazione che venne da Zurigo, grazie alla quale ci fu l’arresto di un signore che custodiva dell’esplosivo e un biglietto che portava a una base terroristica sul litorale romano, dove furono trovati 4 terroristi che avevano esplosivo e una camionetta che volano usare nell’attacco”.
Nel 2001 – prosegue Imposimato – “ci siamo salvati da un altro attentato che doveva essere compiuto nel gennaio. All’Ambasciata Usa sono scappati tutti in preda al panico e l’attentato è stato evitato grazie alla nostra bravura”.
È inoltre da valutare attentamente il fatto che “le organizzazioni islamiche possano usare armi nucleari, perché è certo che ci sono stati traffici di armi nucleari”. Inoltre “l’allarme per il 4 luglio del 2002 che avverte di un possibile attacco nucleare agli Usa – conclude Imposimato - per me è valido”.
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Ceas: Nuove forme di terrorismo ed intelligence nel XXI secolo
(II giornata, II sessione)
Priverno (Latina), 16 maggio 2002 - Documento audiovideo completo della seconda sessione della seconda giornata del convegno dal titolo: "Nuove forme di terrorismo ed intelligence nel XXI secolo ", organizzato dal Ceas (Centro Alti Studi per la lotta al terrorismo e alla violenza politica). Tema della sessione: "L'uomo macchina. Il terrorismo nel nome dell'Islam - I soggetti".
Sono intervenuti tra gli altri, Luigi Sergio Germani, Centro Studi Gino Germani, Reuven Paz, direttore progetto per lo studio dell'Islam, Umberto Gori, presidente Centro di studi strategici ed internazionali Università di Firenze, Alessandro Ceci, del Ceas.
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Ceas: Nuove forme di terrorismo ed intelligence nel XXI secolo
(II giornata, I sessione)
Priverno (Latina), 16 maggio 2002 – Prima sessione della seconda giornata del convegno dal titolo: “Nuove forme di terrorismo ed intelligence nel XXI secolo ”, organizzato dal Ceas (Centro Alti Studi per la lotta al terrorismo e alla violenza politica). Tema della sessione: “L'uomo macchina. Il terrorismo nel nome dell’Islam - Gli scenari”. Sono intervenuti tra gli altri, Gianni De Michelis, già ministro degli esteri, Seyed Kazem Sajjadpour, direttore generale, Istituto per gli studi politici ed internazionali, Teheran, Anoush Ehteshami, Università di Durham.
Il 'termostato' Cia e Kgb
“Ricordare le vicende italiane degli anni del terrorismo può servire per capire come occorre trattare il disordine odierno”. A dirlo è Gianni De Michelis, nel suo intervento introduttivo, in cui ricorda come “il terrorismo in Italia è sempre rimasto nell’ambito di un ‘termostato’, un insieme di limiti determinati dalla Cia e del Kgb, e dal ruolo svolto all’interno della Dc da Paolo Emilio Taviani, e dall’altra parte da alcuni settori del Pci”. Tale termostato “faceva sì che ‘sotto il tavolo della legalità’ potevano sfogarsi forti tensioni, ma sempre entro limiti che impedivano che si uscisse dal controllo”.
“Né dopo l’attentato a Togliatti e né con le Br, e nemmeno con i tentativi di colpi di stato, questo termostato ha smesso di agire”. Quando poi “dopo il 1989 saltò di colpo uno dei due ‘sensori’ (la Dc) e smise di svolgere la sua funzione, l’altro sensore fece un po’ di guasti su scala locale”.
La logica di Yalta
Secondo De Michelis, a Yalta, dopo la Seconda Guerra Mondiale, si studiarono “in modo esplicito e anche formalizzato le regole che avrebbero dovuto essere valide ‘sotto il tavolo della legalità’ in Italia”. In particolare “fu consentito al Pci, che era parte del blocco Urss, di rimanere legittimo, mentre in Germania venne messo fuori legge, e gli fu permesso di operare con statuto speciale per compiere anche operazioni al di fuori della legge”. Di tutto ciò “chi governava sapeva benissimo e ha sempre chiuso un occhio, cosa che hanno fatto anche i giudici”.
Tale sistema “che non era in vigore solo in Italia, ebbe come conseguenza quella di esprimere una democrazia imperfetta, con due partiti che ebbero funzioni di esecutori e garanti di patti non scritti”.
“Il terrorismo in quegli anni – prosegue De Michelis - era funzionale, diretto e controllato da quest’ordine, nell’ambito di una logica superiore”. Oggi la “situazione è esattamente opposta. Non c’è più quest’ordine. Gli Usa tra l’altro non si sognano nemmeno di cercare un ordine unipolare. Il mondo è troppo perfino per loro. E non avrebbero le risorse militari necessarie”.
1989: Il nuovo ordine che non c’è
Nei dieci anni dopo il 1989 “buttati via, nell’incapacità di ricreare un nuovo ordine mondiale”, nella “situazione fluida che si è creata, da più parti si è pensato che nella generale disattenzione fosse possibile far scattare schemi diversi”. In questo senso va letta la strategia di “Al Qaeda che non basandosi su stato nazionale, nell’era della globalizzazione, si pone come organizzazione capace di fare da catalizzatore delle tensioni secondo una logica nuova di contrapposizioni culturali religiose”.
“Il califfo virtuale”
Catalizzazione che, per De Michelis, può aggregarsi intorno all’immagine del “Califfo virtuale”. Nel suo primo messaggio infatti “bin Laden parla di 80 anni di dolori e disagi per la nazione islamica, si riferisce perciò al 1922, cioè alla fine del califfato”.
È evidente tuttavia “che l’operazione propagandistica religiosa è l’altra faccia di un disegno laico di Al Qaeda, relativo alla questione concerta della posta in gioco per lo sfruttamento delle fonti energetiche e del petrolio”.
Quindi De Michelis avverte: “Se diventa reale, il califfo ha vinto”. È necessario allora “non fare il gioco del califfo virtuale”. E invece “Oriana Fallaci sembra una specie di agente del califfo virtuale, sembra che si dia da fare per farlo diventare reale. Non si rendono conto che alcune mosse sono risultati che l’avversario si aspetta”.
Disarticolazione del mondo arabo
In questa ottica è vitale “mantenere una situazione articolata all’interno di mondo arabo e anche nella realtà palestinese. Se ammettiamo che tutta la realtà palestinese passi dalla parte opposta, allora giochiamo la partita del califfo”.
Israele deve “creare una logica del negoziato anche in presenza di azioni terroristiche”. Così come “durante la Guerra del Golfo, in una notte molto pesante (c’ero da ministro), gli Usa convinsero il governo Shamir ad accettare che Israele se ne stesse tranquilla mentre cadevano gli Scud, perché se fosse partita la rappresaglia sarebbe stato molto più difficile vincere”. E oggi – conclude De Michelis – c’è la stessa necessità”.
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Ceas: Nuove forme di terrorismo ed intelligence nel XXI secolo
(I giornata)
Priverno (Latina), 15 maggio 2002 – Il «Centro Alti Studi per la lotta al terrorismo e alla violenza politica» (Caes) ha organizzato un convegno sul tema: “Nuove forme di terrorismo ed intelligence nel XXI secolo”.
Nel corso della prima giornata di lavori sono intervenuti tra gli altri, Mario Mori, direttore del Sisde, Nicolò Pollari, direttore del Sismi, Franco Frattini, ministro per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza, Luigi Ramponi, presidente Commissione Difesa della Camera, Maurizio Calvi, presidente del Ceas.
Globalizzazione del terrorismo
“La risposta alla globalizzazione della minaccia terroristica può venire solo dal grande rafforzamento della cooperazione tra i servizi di intelligence dei diversi paesi, ed è quanto sta avvenendo come mai prima dopo l'11 settembre”. È questa la strategia proposta dal ministro Franco Frattini, che ritiene che una rete mondiale comune di intelligence, almeno su alcuni temi, per combattere efficacemente il terrorismo.
In chiave internazionale, nel contesto della lotta al terrorismo, “i servizi italiani godono di un eccellente apprezzamento da parte dei partner europei e non solo”. Ma la cooperazione “richiede un grandissimo impulso politico, con il coinvolgimento dei governi, che devono conoscere le informazioni per poter meglio intervenire”.
Fissare gli obiettivi
È peraltro un errore occuparsi “dei servizi solo quando falliscono”. Frattini perciò chiede di “fissare prima gli obiettivi, indicando mezzi e risorse per conseguirli, e in tal modo ci saranno maggiori speranze di successo”.
Grazie al disegno di legge di riforma dei servizi presentato poche settimane fa, il governo intende garantire al “presidente del Consiglio la possibilità di agire al meglio”, con il sostegno del “Cesis che assuma sempre più attivamente il ruolo di supporto alle funzioni del premier”.
Frattini a tal proposito si augura “che in parlamento l'opposizione non faccia una 'guerra santa' sull'approvazione del provvedimento”, sperando che “ci sia senso di responsabilità da parte dell'opposizione e che il disegno di legge venga approvato al più presto, in modo da aprire una nuova stagione per l'intelligence italiana”.
L’11 settembre e dopo
Nicolò Pollari, direttore del Sismi, ha ammesso che per i servizi di tutto il mondo “l’11 settembre è stata una grande sorpresa”, anche se “a livello di studio tale eventualità era stata prospettata da taluni”. La sorpresa ha però una giustificazione, che è “legata alla mancata valutazione di alcuni scenari sensibili di sicurezza interna anche in Italia”.
L’attenzione dell’intelligence “sul finire degli anni Novanta è stata tutta concentrata verso gli arsenali atomici dell’ex Urss, la criminalità organizzata, e i flussi d’immigrazione. L’11 settembre è stata una sveglia di colpo”, di fronte alla quale si può solo citare la “valutazione del direttore dell’anti terrorismo della Cia, e cioè che con la presenza di tali e tanti obiettivi possibili, una difesa perfetta non esiste. Il problema è stabilire come e quando ci sarà il prossimo attentato”.
Il patrimonio di Al Qaeda
Al Qaeda ha un patrimonio che “non è solo costituito da una organizzazione di persone, ma è anche un modo di pensare che caratterizza popoli e governi”, mentre il patrimonio vero e proprio “è stimabile nell’ordine di 5 miliardi dollari”.
Le rendite prodotte da tali fondi – prosegue Pollari – “trovano i seguenti impieghi: il 90% in logistica e il 10% negli attentati”. Si tratta quindi “di un’organizzazione di tutto rispetto che dedica agli assetti organizzativi enorme attenzione, al fine di potersi assicurare quello che sta facendo nei termini migliori possibili”.
Al Qeada è finanziata “da alcuni stati, tradizionalmente molto ricchi ed essenzialmente islamici, ma anche da organizzazioni economiche internazionali, ricorrendo spesso anche all’autofinanziamento”.
Ad oggi è possibile elencare una “casistica di gruppi di finanziamento”. In primo luogo essa ricorre ai “finanziamenti diretti di alcuni paesi ricchi islamici”, e tali “finanziamenti continuano ad esserci”. Inoltre beneficia anche di “forme occulte di sostegno, come la gestione di grandi commesse legate alle risorse nobili quali il petrolio, oppure le risorse legate all’ambito dei sistemi di proliferazione delle armi di distruzione di massa”.
Un altro flusso è costituito “dall’inserimento nei paesi ricchi”, attraverso varie “partecipazioni a capitali di varie società e modificazione di asset societari”. Secondo Nicolò Pollari, “dopo l’invasione in Afganistan si trasformano ogni giorno a Dubai in oro due tre milioni di dollari”, mentre in “Congo e Sierra Leone vi sono ingentissimi acquisti di diamanti per dissimulare il flusso di tali masse di risorse”.
La cooperazione
Quindi la Globalizzazione dell’economia e dei fenomeni terroristici ha prodotto una “volatilità e una smaterializzazione dei patrimoni”. In quest’ottica le “economie che regolano gli scambi appaiono come strumenti praticamente delegiferati”. DI fronte a questa “sorta di ageograficità”, del terrorismo, l’unica risposta è, anche secondo Pollari, la cooperazione tra i servizi di intelligence dei diversi paesi.
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Ceas: Nuove forme di terrorismo ed intelligence nel XXI secolo (Indice)
Prima giornata, Cerimonia inaugurale
In discussione inoltre l'analisi delle metodologie culturali, politiche, economiche, tecnologiche di contrasto alla violenza e alla violazione della personalità umana e giuridica dei singoli e dei soggetti organizzati. Nel corso del dibattito tra l'altro si è fatto il punto sulle connessioni tra terrorismo italiano e terrorismo islamico, la nuova offensiva delle Brigate Rosse in Italia, l'allarme per ulteriori attentati negli Stati Uniti.
Nicolò Pollari, direttore Sismi, I canali di ossigenazione del terrorismo internazionale Mario Mori, direttore Sisde, Politica e intelligence italiana di fronte ai nuovi scenari geostrategici Franco Frattini, ministro per la funzione pubblica, Il ruolo dell’Intelligence dopo l’11 settembre Gianni De Michelis, Segretario Psi, La sfida del califfo virtuale e il nuovo ordine mondiale Enzo Bianco, presidente del Copaco, Il controllo parlamentare dei servizi d'intelligence Giancarlo Caselli, Eurojust, La lotta europea al terrorismo Guido Papalia, procuratore della Repubblica di Verona, Nuovo terrorismo di matrice brigatista (Nta) Ferdinando Imposimato, magistrato, Nuovo brigatismo e terrorismo islamico in Italia
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